Mondovisione, -3 all’uscita del nuovo album di Ligabue. Le videointerviste

ligabueRap a parte, era da tempo che un disco italiano destinato alle parti alte della classifica non si sporcava le mani con la politica. Operazione quasi anacronistica quindi quella di Ligabue che riapre una strada alla canzone «impegnata» nel nuovo album «Mondovisione» (esce il 26). «Il sale della terra», il brano più trasmesso dalle radio di queste settimane, ci porta nel mondo di Schettino, delle promesse elettorali non mantenute, di chi è attaccato alla poltrona. «È una canzone sull’esercizio del potere. C’è una parata di personaggi che riescono ad essere così brutti con così tanto potere. Di Andreotti ricordiamo la frase “Il potere logora chi non ce l’ha”. Io invece dico che logora chi ce l’ha perché ha paura di perderlo», commenta Luciano.

 

 

Non è un episodio isolato. Il disco si apre con «Il muro del suono», altro brano arrabbiato (anche nella musica) dove il Liga denuncia «chi doveva pagare non ha mai pagato» e ci mostra un sistema giudiziario in preda ad avvocati che si sentono Dio e a sentenze «un pelo in ritardo». «La prima frase ha un valore mondiale: nessuno ha ancora pagato per questa crisi. L’altro passaggio è tutto italiano: che la nostra giustizia abbia problemi è sotto gli occhi tutti». A leggere i testi delle canzoni che girano si direbbe che gli occhi dei suoi colleghi guardino da un’altra parte… «Credo che i rapper, anche se non conosco bene il movimento, siano i nuovi cantautori per come provano a raccontare il Paese – commenta -. In passato sono sempre stato lontano dalla cronaca perché penso che invecchi le canzoni, ma ora non se ne può più. Ho dato voce a uno sfinimento, all’indignazione di molti».

Il rocker getta lo sguardo sulla politica del momento. «Sono parte del club dei delusi del Pd, un club molto nutrito. Il partito fatica a rappresentare i valori che ha sempre dichiarato in maniera chiara in passato, come nel caso dei matrimoni gay. Non so chi voterò la prossima volta, non voglio farlo turandomi il naso. Il Movimento 5 stelle ha costretto la politica a pensare che era il momento di dover cambiare, però non è detto che abbia le risposte giuste». Potrebbe averle Renzi? «Non voterò alle primarie. Preferisco commentare quando uno opera, non prima». Immediate le reazioni. Il deputato pd Gelli è sarcastico: «Dispiace il suo no alle primarie nel giorno del lancio del disco». La renziana De Monte: «Serve discontinuità, le primarie libere vanno incoraggiate». Sul sindaco di Firenze si dividono anche due amici del Liga, Pelù e Jova, col primo che rinfaccia al secondo il salto sul carro del (presunto) vincitore. «Piero fa il pierino del caso con la sua voglia di provocare. Non c’è bisogno che io faccia da paciere, ma rivolgo a entrambi i complimenti per il momento positivo delle rispettive carriere».

Capelli corti ma in forma. In «Con la scusa del rock’n’roll» il Liga ci ricorda che grazie alla musica «ho rimandato tutti gli anni a più tardi». «Per me il rock’n’roll è nato come celebrazione della vita e io ci ho trovato un modo per non avere pudore dei miei sentimenti e gridarlo in faccia alla gente. Nessun vincolo con l’autodistruzione. E se bisogna per forza avere una chitarra metal per 5 minuti allora non sono rock. Sembro uno che rema contro l’atteggiamento del rock, in realtà la mia è una risposta al nichilismo troppo facile, soprattutto se cantato da chi vive una vita di comfort, di chi dice che nasci per morire». Si ferma e riflette. «Viviamo un momento di cambiamenti forti e interessanti, ma stiamo seppellendo la vita vera sotto quintali di chiacchiericcio e di pensieri inutili. La velocità cui andiamo non è compatibile coi bisogni umani. Si ha la sensazione che una notizia ci possa indignare o emozionare per 5 minuti massimo, tanto poi ne arriva un’altra. E se la gente impara a memoria le nostre canzoni, vuol dire che cerca qualcosa che non ottiene dalla politica e dalla religione. Lo trovo eccessivo, una responsabilità troppo grossa».

Nel disco ci sono anche l’amore, la famiglia, il guardarsi dentro. E dopo il concertone di Campovolo, un pensiero ancora alla sua Emilia terremotata con «La terra trema, amore mio»: «Racconto l’effetto emotivo di un terremoto. È qualcosa da cui non torni più indietro. In quel momento il protagonista si aggrappa alla sua famiglia».

 Tratto da Corriere.it

Lo sfogo del cantautore emiliano in occasione del lancio del suo nuovo album “Mondovisione”, in cui canta la sua indignazione

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